ARTIGIANATO A VALORE AGGIUNTO
L'artigianato in origine era essenzialmente basato su una cultura
della forma e dei suoi rapporti con la funzione che lasciavano un
margine molto largo all'iniziativa, al gusto ed alle sintesi e variazioni
personali dell'operatore, che era, contemporaneamente, progettista
e produttore dei suoi oggetti. Ogni oggetto, infatti, costruito
singolarmente, era un "esemplare" ed aveva, perfino in
quelle culture che specializzavano gruppi produttivi a riprodurre
per secoli o, come in Giappone, per millenni, la stessa forma che
la distingueva dagli altri per qualche particolare. La sua forma
era anche determinata dalla manualità della fabbricazione,
poiché la mano dell'uomo vi operava secondo abilità,
conoscenze e talenti che facevano di ogni oggetto in qualche modo
un "unicum", determinando anche nell'acquirente una scelta,
una valutazione di qualità, un confronto.
Attualmente si può dire che i connotati specifici dell'artigianato,
indipendenti dalla dimensione dell'azienda, si possono indicare,
sinteticamente, nei seguenti attributi: l'uso di particolari tecniche
che richiedono un intervento manuale; il controllo diretto, da parte
dell'operatore, di tutto il processo dal progetto al prodotto; l'adattamento
ad esigenze e necessità individuali; la "qualità
artigiana" che esalta il concetto del "fatto a mano"
e del "fatto su misura".
Si è detto che l'artigianato è padrone dell'intero
processo di produzione, anche se è in grado di scomporlo
e di intervenire nel controllo e nella modificazione delle varie
operazioni, fino alla determinazione ultima del prodotto; si può
allora definire tipicamente "artigianale" un prodotto
che viene lavorato con un procedimento tecnico che ricompone i singoli
momenti operativi dentro un unico progetto e schema esecutivo.
Oggi esiste quello che si può definire "nuovo artigianato",
complementare alla produzione industriale; esso può avere
solo in parte autonomia amministrativa e commerciale, dipendendo
queste dall'azienda produttrice per la quale l'officina artigianale
lavora. Il nuovo artigianato usa, indifferentemente, utensili tradizionali
insieme con sofisticate macchine modernissime, materiali di antico
uso, come il legno o la paglia, e materiali sperimentali attualissimi,
come le materie plastiche, i nuovi tessuti, le nuove vernici, i
collanti, ecc.
Questo "nuovo artigianato" viene oggi guardato con molta
attenzione dall'industria, che
tende a differenziare le possibilità operative attraverso
le "piccole serie" capaci di seguire le variazioni della
domanda ed anche, dato l'elevato costo del lavoro, a massimizzare
l'automazione dei propri processi meccanici, recuperando la creatività
umana per le fasi di programmazione e per quelle di controllo. Si
spiega, inoltre, forse anche perché il fascino dell'oggetto
artigianale deriva dal fatto che esso è passato per le mani
di qualcuno che vi ha lasciato un segno con il suo lavoro; il fascino,
cioè, di ciò che è stato creato come "pezzo
unico", poiché, come osserva Baudrillard, "il momento
della creazione è irripetibile". Nell'industria prevale
la "perfezione del processo" rispetto al programma, cioè
la costanza della "quantità"; nell'artigianato
prevale la "perfezione del prodotto" rispetto al modello,
cioè la costanza della "qualità". Nell'industria
per progresso si può intendere I'acquisizione, dall'esterno
e prima dell'inizio della produzione cioè la ricerca, di
invenzioni da immettere nel processo per migliorarne le prestazioni.
Nell'artigianato, invece, per progresso si può intendere
l'accumulo delle esperienze degli operatori trasmesse, per esempio
dal padre al figlio, oppure dal maestro all'allievo, in via diretta
e globale.
Per quanto riguarda il ruolo del design, non esistono differenze
sostanziali tra operare in funzione di una produzione propriamente
industriale o di una produzione di tipo artigianale. Ciò
che è importante è il fatto che, nell'attuale situazione
produttiva, il design assume un ruolo essenziale in quello che viene
definito "nuovo artigianato", cioè quel tipo di
produzione che precede la fase industriale e che ne è, in
sostanza, parte integrante come la progettazione e produzione dei
prototipi, dei master, dei modelli, ecc.. Questa integrazione, quindi,
di due modi operativi tradizionalmente e apparentemente lontani,
configura oggi invece, per il designer, un ventaglio di possibilità
di intervento che presuppongono capacità e attitudini nuove
e complesse, ma aprono anche nuove interessanti direzioni tecnologiche
e creative. Insomma, si va verso la comprensione dell'autentico
e i valori si spostano, tendenzialmente, verso le modalità
di fruizione degli oggetti piuttosto che essere codificati negli
oggetti stessi. La componente artigianale di un oggetto è
fondamentale: servizi e tecnologie, valore d'uso, design, creatività.
L'artigianalità è l'elemento distintivo e unificante
anche del nuovo millennio: per quanto sia condizionato dalle dinamiche
congiunturali e della globalizzazione dei mercati, esso è,
e probabilmente resterà, un genere di prodotti ad alto valore.
La produzione di prodotti cosiddetti di lusso continuerà
ad essere realizzata nei paesi ad alti costi di produzione per un
problema di know-how, di qualità e di capacità della
mano d'opera. Il lusso diventa sinonimo di un perfetto mix di comfort
e di funzionalità, ma
anche di arte e di eleganza, nella continua ricerca di un equilibrio
tra desiderio di
moda e il bisogno di esprimere la propria identità.

Il
modo di abitare non più simbolo di 'status' viene piuttosto
suggerito, più che messo in mostra, attraverso altri canali
socializzanti come ad esempio: souvenir ricordo di viaggi, complementi
d'arredo, spese culturali, educazione e modi di comportamento.
L'artigianalità e la qualità dei dettagli sono infatti
gli elementi distintivi e unificanti
al tempo stesso dei nuovi concept per la casa.
Pur essendo anche questo settore condizionato dalle dinamiche dell'alta
finanza e della globalizzazione dei mercati, resta e probabilmente
resterà un settore in cui i prodotti tenderanno ad un alto
contenuto artigianale o per lo meno semi-artigianale.